Cresceva, giorno dopo giorno, da piccola ed innocente neonata, a scaltra bimba delle tenebre.
Giocava all'ombra della magione materna, in cerca di sempre nuovi ed insoliti divertimenti. Con trappole di corda e retini di ragnatela catturava le sventurate creature che si perdevano nei cunicoli dell' Underdark. Falene dalle scure ali, ronzanti mosche e pipistrelli diventavano, nelle sue piccole mani, pupazzi soggetti ai suoi continui capricci. Non di rado Kamire rientrava, tra le nere mura della sua casa, con le dita sporche di terra e del sangue delle sue prede...
Jamaryal sembrava soddisfatta della crescente perfidia di sua figlia. I pochi terribili sorrisi, che arriciavano le sue labbra, erano rivolti esclusivamente alla piccola erede degli D'olath M'sing.
Il giardino di loti neri era il suo regno. Arrampicandosi sulla roccia muschiosa, osservava il cielo di pietra delle caverne. I grigi soffitti, da cui scendevano le minacciose stalatitti, diventavano le bocche spalancate di mostri ancestrali, soggiogati al suo volere, mentre lo sguardo paterno di Ragus la seguiva.
Fu allora, in uno degli oscuri pomeriggi trascorsi nel giardino, che Kamire scoprì la musica.
Intenta a cavalcare, con gelida gioia, una radice contorta, non si rese conto subito da dove provenissero i suoni distorti di corde pizzicate. La sua fantasia, li attribuì al suo mostro dalle ali scheletriche e senza piume... ma pian piano lo sguardo porpureo dalla radice si spostò sulla figura di Ragus seduto sul bordo di un grande ripiano di pietra.
Le braccia coperte di velluto del padre sostenevano il peso di uno strano strumento. Le abili mani d'assasino pizzicavano con cura le sessantaquattro corde dell'arpa, lasciando che nel luogo si creasserò torrenti di note strazianti. Kamire fermò i suoi giochi... provando una incomprensibile attrazione per quella musica. Si avvicinò al padre rapidamente.
"Che cos'è?" domandò sfrontata interropendo al nascere le prime parole della melodia. I vermigli occhi di Ragus si posarono sul piccolo corpo della figlia. Le mani fermarono il loro vorticar sulle corde.
"E' un Vazhan-do...permette di creare e riprodurre melodie per il piacere delle Vostre puntate, Inlul Jalil..." rispose con paziente e profonda voce "questa melodia in particolare è intitolata Ssinjin Vharcan... desiderate che m'interrompi?"
Le labbra scure e sottili di Ragus si richiusero in attesa di una risposta. Le corde di budello erano agganciate alla struttura d'osso cesellato, che componeva lo scheletro del Vazhan-do. L'arpa sembrava una strana bestia, messa a cuccia con un rimprovero.
Silenziosa Kamire allungò la piccola e nigra mancina, sfiorando quelle corde...che in risposta al suo gesto mugolarono uno distorto accordo. Il volto ovale della bimba si illuminò... gli occhietti brillarono, mentre un largo sorriso veniva rivolto al padre.
"Ancora! Voglio sentirlo ancora!" disse infine euforica. In fretta sistemò la gonna rossastra in modo che non le desse fastidio sedendosi accanto a Ragus. La treccia, che raccoglieva i candidi capelli della bimba, si spostarono repentinamente, con un gesto del capo, dietro alle spalle. Così si apprestò a sentire il seguito della melodia.
La musica riprese il suo corso... le dita danzavano senza sosta, riportando la melodia al punto interrotto. Allora alle note si intrecciò la complessa trama di parole, che acute come pugnali, venivano lanciate nell'aria umida delle caverne.
"Ssinjin Vharcan...´chev vharcan.
usstan lar dos nindol isto
p´wal wun nindol oloth
usstan orn inbal dos.
Uk orn yaith
xuil ukt vlos lu´ ukt jiv´undus..."
Incantata, Kamire osservò con ammirazione il padre, per la prima volta.
